Ti hanno licenziato.
Magari te l'aspettavi. Magari no. Comunque adesso hai quella lettera in mano e ti stai chiedendo: "Ma possono farlo? Così? Senza motivo vero?"
Dipende. Davvero, dipende.
Ho visto licenziamenti che sembravano blindati sgretolarsi in tribunale dopo 10 minuti di udienza. E ho visto altri che sembravano assurdi reggere perché la procedura era stata seguita alla lettera.
Il punto non è se "ti senti" licenziato ingiustamente. Il punto è: la lettera regge o no? I fatti descritti corrispondono? Le contestazioni precedenti ci sono state? I termini sono rispettati?
Da avvocato del lavoro a Roma ti dico questo: i primi 60 giorni dal licenziamento sono tutto. Dopo è finita. Non "circa due mesi". Esattamente 60 giorni solari dalla data scritta sulla lettera di licenziamento.
Se stai leggendo questa pagina probabilmente sei dentro quei 60 giorni. Bene. Allora leggi fino in fondo perché quello che fai adesso conta il triplo di tutto il resto.
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Non esiste una formula magica. Ma ci sono situazioni classiche dove il licenziamento salta.
Prima cosa: guardare il tipo di licenziamento. Licenziamento per giusta causa significa che ti accusano di qualcosa di gravissimo che ha rotto irreparabilmente il rapporto fiduciario. Tipo furto, falsificazione documenti, aggressione. Cose pesanti. In questi casi ti licenziano senza preavviso e senza indennità.
Licenziamento per giustificato motivo soggettivo è un gradino sotto. Hai fatto qualcosa di sbagliato ma meno grave. Tipo assenze ingiustificate ripetute, scarso rendimento continuativo, violazione degli obblighi contrattuali. Qui ti danno il preavviso.
Licenziamento per giustificato motivo oggettivo non dipende da te. Dipende dall'azienda: crisi economica vera, chiusura reparto, ristrutturazione, cambio processi produttivi. Ma deve essere vera, non inventata.
Dove di solito cade il castello?
Ti accusano di aver fatto X il giorno Y, ma tu quel giorno eri in malattia. Certificato alla mano. Oppure ti contestano un lavoro non consegnato che nessuno ti aveva mai assegnato. Nessuna email, nessun ordine scritto.
Caso visto personalmente: licenziamento per insubordinazione perché "hai rifiutato un incarico". Peccato che quell'incarico non era nelle tue mansioni contrattuali. Eri stato assunto come impiegato amministrativo, ti chiedevano di fare il magazziniere. Rifiuto legittimo. Licenziamento annullato.
Altro caso: licenziamento per assenza ingiustificata. Ma l'assenza era coperta da certificato medico che l'azienda sosteneva di non aver mai ricevuto. Recuperato dalla ASL in formato digitale con data e ora di invio. Licenziamento nullo.
Ti licenziano per un ritardo di 15 minuti quando negli ultimi 5 anni non avevi mai avuto una contestazione disciplinare. Nessun richiamo. Nessuna sanzione. Zero. E di colpo per 15 minuti licenziamento per giusta causa? Questo non regge. La giurisprudenza è chiara: deve esserci proporzionalità tra il fatto contestato e la sanzione applicata. Un singolo episodio lieve non giustifica il licenziamento se non c'è un pregresso disciplinare. Ho visto annullare un licenziamento dove l'azienda sosteneva "gravi inadempienze ripetute" ma nelle valutazioni annuali degli ultimi 3 anni il lavoratore risultava sempre nella media o sopra. Contraddizione evidente.
Non ti hanno fatto la contestazione preliminare. Non ti hanno dato i 5 giorni per giustificarti. La lettera di licenziamento è vaga: "motivi organizzativi" senza spiegare quali. Oppure "condotta inadeguata" senza specificare cosa avresti fatto esattamente. Procedura sbagliata = licenziamento illegittimo. L'articolo 7 dello Statuto dei Lavoratori è chiarissimo: prima di qualsiasi sanzione disciplinare superiore al rimprovero verbale serve contestazione scritta con indicazione precisa dei fatti, 5 giorni di tempo per le tue giustificazioni, valutazione delle giustificazioni da parte del datore di lavoro. Se questa procedura non viene rispettata, il licenziamento cade. Anche se il fatto contestato fosse vero. Caso concreto: dipendente licenziato per ritardi continui. I ritardi c'erano davvero. Ma l'azienda non aveva mai contestato nulla prima. Nessuna lettera di richiamo. Niente. Direttamente licenziamento. Annullato per vizio di procedura.
Ok, hai la lettera. Cosa fai? Primo: fotografala. Sembra stupido ma conserva tutto. Email, WhatsApp aziendali, ordini di servizio, buste paga, contratto di lavoro. Tutto quello che hai. Secondo: non rispondere di impulso. Non chiamare il capo urlando. Non scrivere email arrabbiate. Ho visto persone rovinare la propria difesa con una risposta scritta di pancia che poi in tribunale si ritorceva contro di loro. Terzo: controlla la data. Dalla data scritta sulla lettera di licenziamento hai 60 giorni per impugnare. Questo può fare differenza di diversi giorni. Quarto: se ti offrono soldi per "chiudere bonariamente"? Stop. Prima fai vedere tutto a un avvocato. Gli accordi transattivi sono vincoli pesanti. Una volta firmato è finita. Anche se scopri dopo che avevi diritto a molto di più non puoi più tornare indietro. Quinto: raccogli documentazione. Contratto di lavoro, ultime 6 buste paga, eventuali contestazioni disciplinari precedenti, email dove ti assegnavano compiti o responsabilità, turni di lavoro se rilevanti per la contestazione.
Vediamo la timeline reale:
Giorni 1-5: conserva tutto, non reagire emotivamente, fotografa la lettera e tutta la documentazione che hai.
Giorni 6-10: consulenza legale per capire se il licenziamento regge o ha punti deboli. Serve qualcuno che legga la lettera con occhio tecnico, non emotivo.
Giorni 11-30: se si decide di impugnare, preparazione del ricorso con raccolta prove, testimoni, ricostruzione cronologica dei fatti.
Giorni 30-60: deposito ricorso al Tribunale del Lavoro di Roma. Non pensare "ho tempo". I 60 giorni passano velocissimi soprattutto se ci sono agosto o festività di mezzo. E i tribunali non perdonano ritardi. Anche un giorno oltre il termine e il ricorso è inammissibile.
Dipende da troppi fattori per darti un numero secco.
Il ricorso si deposita al Tribunale del Lavoro di Roma competente per il luogo dove prestavi lavoro abitualmente. Tribunale Ordinario di Roma - Sezione Lavoro, Viale Giulio Cesare 52. La competenza è quasi sempre qui. Il ricorso è urgente. Significa che il giudice fissa udienza entro 60 giorni dal deposito. Non dopo anni come le cause civili normali. Nelle controversie di lavoro i tempi sono compressi. Prima udienza: il giudice cerca la conciliazione tra le parti. Se non si trova accordo, fissa calendario per istruttoria con audizione testimoni e deposito documenti. Seconda udienza: testimoniali. I tuoi testimoni e quelli dell'azienda vengono sentiti dal giudice. Terza udienza: conclusioni e decisione. Il giudice può decidere subito con sentenza immediata oppure rimettere in decisione con termine 60 giorni per il deposito della sentenza. Tempi medi a Roma: dalla impugnazione alla sentenza di primo grado passano mediamente 8-12 mesi.
Se hai bisogno di lavorare e non puoi aspettare 8-12 mesi, esiste il ricorso d'urgenza per ottenere reintegra immediata o almeno un assegno alimentare nelle more del giudizio. Serve dimostrare: pericolo nel ritardo, ovvero che l'attesa della sentenza ti causerebbe un danno grave e irreparabile. Ad esempio: hai famiglia a carico, nessun'altra fonte di reddito, situazione economica critica. Il giudice se ritiene fondate le ragioni di urgenza può ordinare provvisoriamente la reintegra immediata in attesa della sentenza definitiva. Oppure condannare l'azienda a pagarti un assegno mensile alimentare. Tempi del ricorso d'urgenza: decisione entro 30 giorni dal deposito. Non sempre viene accolto. Serve un caso solido e prova del pregiudizio economico grave. Ma quando funziona cambia tutto.
No. Il licenziamento deve sempre avere una giusta causa o un giustificato motivo. "Senza motivo" il licenziamento è automaticamente illegittimo e annullabile. Anche nelle aziende sotto i 15 dipendenti dove le tutele sono minori, la motivazione deve esserci e deve essere vera. Cambia solo la conseguenza: invece del reintegro prendi solo indennità economica.
Dipende. Se le dimissioni erano forzate (dimissioni indotte) puoi impugnarle entro 60 giorni dimostrando che non erano volontarie ma imposte dall'azienda. Serve però dimostrarlo. Email dove ti dicevano "o ti dimetti o ti licenziamo", testimoni che hanno sentito pressioni, condizioni di lavoro diventate insostenibili proprio per spingerti alle dimissioni. Se invece hai firmato dimissioni volontarie senza pressioni è molto più difficile tornare indietro.
Dipende dal tipo di causa e dalla complessità. Ogni avvocato fa il suo preventivo. Generalmente a seconda della difficoltà del caso, del valore della causa, del numero di udienze necessarie. Se vinci, l'azienda viene condannata a pagare una parte delle tue spese legali (non tutte, ma una quota). Se perdi, paghi solo il tuo avvocato. Non paghi quello dell'azienda nelle cause di lavoro. C'è anche il gratuito patrocinio per chi ha reddito sotto determinate soglie.
Conosco bene il diritto del lavoro. Non prometto vittorie sicure. Preferisco dirti subito se il tuo caso ha gambe per stare in piedi o se è meglio trattare un accordo. Non ha senso fare cause perse in partenza.
Consulenza gratuita preliminare per valutare il licenziamento. Porti la lettera e la documentazione, vediamo insieme se regge o no.
Preventivo chiaro prima di iniziare.
Se hai ricevuto una lettera di licenziamento e sei dentro i 60 giorni per impugnare, contattami subito.
Telefono:
0687811623 Email: studiolegalecantaro@gmail.comPrima consulenza da remoto gratuita per valutazione preliminare del caso di licenziamento.
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